SALOME’ E ZELOMI

Jacques Daret

Un Natale al femminile

Si tratta per noi di una immagine insolita della Natività . In luogo dei pastori, che si intravedono in lontananza ,o dei Re Magi , nella capanna sono presenti due donne ,in abiti suntuosi. Sappiamo che si tratta delle levatrici chiamate da Giuseppe. Prima di raccontare la loro storia qualche informazione sull’opera

E’ opera di Jacques Daret ,un pittore di cui si hanno poche informazioni , ma di cui è certa la formazione presso Robert Campin. Essendo nato agli inzi del 1400 ,lo troviamo nell’aprile del 1418 nella bottega di Campin, dopo una prima formazione in seno alla famiglia d’origine. Il padre viene ricordato come scultore di immagini in legno e pietra, ma l’evidente abilità nel disegno e nella pittura di Jacques gli fa proseguire l’apprendistato in una bottega di pittore .

Sappiamo che a partire dal 1406 Robert è a Tournai, città belga parte allora del Ducato di Borgogna. Nella città , ricca e piena di attività artigianali e commerciali, molto presto la sua bottega fu un importante luogo di apprendistato .Tra i suoi allievi oltre a Jacques ci fu il ben più noto Rogier Van der Weyden

La Natività è parte di una pala d’altare per l’abbazia di Saint Vaast di Arras, dipinta per l’abate Jean de Clercq. Di quest’opera sopravvivono quattro pannelli: La Visitazione e L’Adorazione dei Magi (entrambe Gemäldegalerie, Berlino), La Natività (Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid) e La Presentazione al Tempio (Petit Palais, Parigi). Tutti i quattro pannelli facevano originariamente parte delle ali esterne del polittico  

La raffigurazione delle due levatrici si basa sui testi che non rientrarono nel canone dei testi sacri. Si tratta del protovangelo di Giacomo e lo pseudo -vangelo Matteo. Quest’ultimo riprende e riadatta la narrazione contenuta nel protovangelo di Giacomo e nel vangelo dell?infanzia di Tommaso . Si trattava di un genere narrativo molto diffuso che ampliava gli scarni racconti dei Vangeli canonici. Se ne presupponeva l’origine apostolica o una redazione molto vicina alle vicende narrate.In realtà le datazioni spaziano dal II secolo in avanti . In particolare il lo pseudo _vangelo di Matteo è datato sulla base del latino utilizzato e dalle citazioni tra VII -IX secolo .

La loro importanza fu grande per l’iconografia infatti gli episodi in essa narrati furono fonti di ispirazione per i pittori e le vicende narrate piacevano molto ai committenti proprio perchè vicini alla quotidianità

Il testo delle pseudo Matteo ci presenta Giuseppe come uno sposo preoccupato per il parto imminente di Maria .e quindi si premura di richedere l’assistenza delle levatrici ,come avveniva normalmente .

Una delle levatrici non ha nome nella versione di Giacomo, mentre lo pseudo-Matteo la chiama Zelomi. Quanto a Salomè, è un personaggio noto dei vangeli: è la madre di Giovanni e di Giacomo il Maggiore ed è una delle tre donne che scopriranno il sepolcro vuoto nel giorno della resurrezione.

nella natività di Robert Campin ,il maestro di Jacques Daret ,Le immagini erano corredate da scritte ,che ne permettevano l’identificazione . Qui possiamo leggere il nome di Salomé.

Salomè compie un gesto molto simile a quello attribuito a Tommaso: vuole toccare il corpo di Maria per accertarsi che sia effettivamente vergine.

[…] Se non introdurrò il mio dito ed esaminerò la sua natura, non crederò mai che una vergine abbia partorito.

Il pittore sintetizza con “ Crederò a quanto proverò ” .

Nell’opera l’incredula Salomè, ha già toccato Maria e quindi la sua mano si è inaridita ( come sottolinea il racconto . I pittori spesso raffigurano mani rigide o una mano daneggiata che viene mostrata.

Ma la storia ha un lieto fine: l’incedula su suggerimento di un angelo tocca il Bambino ed è risanata e riconosce il parto così speciale di Maria.

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