Panem et Circenses

Chi di noi , anche a digiuno di latino non ha sentito o anche utilizzato questa nota locuzione latina ...? In pratica  tutti la conoscono e la ritengono nata dalla fantasia popolare ..invece risale all'opera di Giovenale ; il suo vero nome come tutti i romani era Decimus Iunius Iuvenalis per noi è semplicemente Giovanale senza Decimo Giunio .

E' uno dei più noti poeti latini , era nato  ad Aquino ( 55 d. C da una famiglia benestante e quindi aveva ricevuto una buona educazione anche in vista di poter esercitare com tradizione l'eloquenza. La notizia dell'esilio, conservata nella tradizione biografica, appare di difficile collocazione cronologica ed è da alcuni riferita al periodo di Domiziano, da altri al periodo di Adriano, da altri poi è respinta del tutto; a Roma comunque egli dovette trovarsi dal 130 d.C almeno, dove morì .

Ma è noto soprattutto  per le sue " Satire " : sono 16 divise ,forse da lui stesso in 5 libri

.Durante il Medioevo fu tra i più letti, anche nelle scuole, specialmente per le sue sentenze morali (alcune frasi divennero modi di dire abituali: panem et circenses; hoc volo, sic iubeo; quis custodiet ipsos custodes?). Dante lo mise nel Limbo coi poeti più grandi; il Petrarca lo cita assai spesso; l'Umanesimo ne divulgò ampiamente l'opera..

la  satira che ci interessa riguarda i falsi beni che portano più rovina che felicità 

e proprio qui compare la fortunata frase 

.......[populus] duas tantum res anxius optat
panem et circenses »

[il popolo] due sole cose ansiosamente desidera
pane e i giochi circensi

Sat X,81  Giovenale 

Il senso in epoca imperiale era quello di indicare i limiti del benessere popolare che consisteva nel ricevere regolari distribuzioni di grano  e nel poter godere di spettacoli pubblici . d'altro canto però indicava anche il metodo usato dagli imperatori per garantirsi il sostegno e il pieno comsenso popolare. Infatti ancora oggi viene soprattutto in quest'ultima accezione .


Una cosa è certa l' organizzazione dei giochi gladiatori e delle corse furono uno degli aspetti più potenti della socialità del mondo romano. Infatti non solo a Roma , ma in tutte le città dell'impero vennereo edificati luoghi che potessero ospitare tali manifestazioni : spesso grandiosi e solenni. Milano dunque fu dotata di un circo e di un anfiteatro : Infatti L'anfiteatro era destinato ai giochi gladiatori, mentre il Circo alle famose corse delle bighe . 

 Ancora nel IV secolo , un altro poeta , forse meno noto Ausonio a proposito del Circo di Milano, anzi di Milano stessa nella compilazione della sua gerarchia delle città imperiali  ci dice 

E tutto meraviglioso, a Milano: ricchezze abbondanti, case innumerevoli e sontuose, popolazione faconda e intelligente, piacevoli costumi. Una doppia cerchia di mura, inoltre, amplifica l’aspetto della città e, per il piacere del popolo, v’è un circo e la mole cuneiforme di un teatro coperto; e ancora templi, un palazzo imperiale, una zecca opulenta, un quartiere celebre sotto il nome di bagni d’Ercole; i suoi colonnati, tutti adorni di statue di marmo, e le sue mura circondano, come un bastione, i margini della città. ( Ausonio, ordo urbium nobilium  in Pastorino Utet

 quindi ancora si ricorda la grande valenza popolare del Circo . 

Il Circo continua a sopravvivere sia fisicamante , infatti oggi si è certi che venga demolito all'iniio dei secoli dell'alto Medioevo , ma continua anhce la sua fortuna letteraria. Infatti al Circo dedica alcune righe anche Cassiodoro ( V _ VI secolo ) sottolineando il valore simbolico assunto dall'edificio che finiva coll'essre una rappresentazione dell'universo .

Il dittico non è la sola delle raffigurazione delle corse delle bighe, ma è una delle più conocsciute ed è uno dei capolavori del Museo di Santa Giulia a Brescia. E' datato agli anni 30 del 500 perchè una delle ipotesi di identificazione del committente suggerisce  di scegliere tra gli appartenti della famiglia dei Lampadi. Potrebbe essere Flavio Lampadio , eletto console nel 530. I dittici ( come dice il nome erano composti da due parti ) erano commissionati spesso per celebrare proprio l'elezione al consolato del personaggio che spesso vi era raffigurato . Altri basandosi sia  sulla raffinatezza stilistica sia sul fatto che nessuno della famiglia sia ricordato come console  propendono a spostare la datazione a qualche tempo prima quando sempre un menbro della potente famiglia era stato eletto prefectus urbis. Inoltre anche l'iscrizione del nome al plurare lo collega all'altro famoso dittico dei Nicomaci e dei Simmaci,destinati ad usi privati : quest'ultimo realizzato  per celebrare un matrimonio.

Interessante è la scelta iconografica ( la corsa delle bighe nel primo e scene di sacrificio nel secondo ) che in emtrambi i casi sembra far riferimento a tematiche pagane dopo la soppressione della religione pagana ad opera di Teodosio.

Nel caso del dittico di santa Giulia acquista quindi maggiore risalto il significato cosmologico ed eterno della corsa delle quattro fazioni intorno all'obelisco solare con una chiara   allusione a una religiosità non precisamente cristiana.